POLLICI vs INDICI
Ho letto in questi giorni, sui blog dei miei amici, racconti sull’infanzia-adolescenza, di come la si vive spensieratamente e, nello stesso tempo, come si affrontano i primi insormontabili problemi dettati dalle varie tappe della crescita, sia oggi (quì) che ieri (quì, quì e quì).
Avendo vissuto anch'io (ovvio e menomale) l'infanzia- adolescenza in “quell'era”, ho meditato sulle diversità che hanno contraddistinto la nostra gioventù con la nuova generazione. Tra le innumerevoli differenze trovate, mi sono però soffermato su di una sola, la quale mi è sembrata quella più convincente nel sottolineare una netta divisione (solo per certi punti di vista) tra le due specie: l'evoluzione del TELEFONO.
GENERAZIONE DELL'INDICE:

Chi non si ricorda questo "marchingegno" che ci ha affascinato con la sua linea sinuosa anni '70 (per i più piccoli "vintage"), di quel color verdone-grigio-panna inconfondibile, la sua suoneria mono-trombetta con quel classico "drin-drin-drin", quella ghiera numerica trasparente che pesava una tonnellata e Lei, la mitica cornetta attraverso la quale potevi "collegarti" col mondo esterno.
Mi ritorna in mente che da piccolo alla sera quando si faceva un giro con i propri genitori facevo capolino a tutte le cabine che riuscivo a scovare per cercare gettoni e/o monetine lasciate nelle macchinette e non prese (in pratica era una sorta di caccia al tesoro di dobloni ramati).
Era anche l'era degli scherzi telefonici: quante giornate uggiose passate attaccati a quella cornetta e comporre numeri a caso, anche con il solo scopo di sentire una voce dall'altra parte del filo, tanto non si riusciva a risalire al numero del chiamante. Il più bello l'ho fatto insieme a mia cugina:quiz musicale con vincita pranzo al cavallino e signora che, essendo diabetica ed avendo il figlio in america per lavoro, supplicava per un premio di consolazione.
Durante i primi anni di vacanze con i miei amici, si formavano code infinite davanti alle cabine telefoniche. Chissà come mai ma ci si trovava sempre tutti quanti alla stessa ora a fare le belle statuine in coda dove però si sfruttava il tempo: ci si abbronzava, si facevano nuove amicizie,si fumavano 2 pacchetti di sigarette,ecc. E quando arrivava il tuo turno per chiamare casa eri talmente "frollo" che le telefonate variavano mediamente dai 2 max. 5 microsecondi (causa spreco soldi) dove si riusciva a dire che si era arrivati, il viaggio era andato bene, il posto era carino ,la gente pure, il campeggio anche, tempo buono stop, manca martello per tenda stop, ecc. (stop).
Risultava anche un comodo e genuino esercizio mentale nei momenti in cui non eri a casa: tornava utile sapere più di 100 numeri a memoria visto anche l'impossibilità di avere a totale disposizione di qualche schiavo che ti portava i 18 volumi di elenchi telefoninci che ti sarebbero dovuti servire.
[PICCOLO FUORI TEMA 1:..passando al pc, o meglio, ai vari atari, commodore, amstrad, amiga, ecc. dove, a parte il fascino della storia dei giochi a sopperire una grafica vergognosa (max 16 colori) mi ricordo il JOYSTICK e la tastiera per giocarci (momenti memorabili la corsa ad ostacoli nel gioco delle olimpiadi sul commodore64)..].
GENERAZIONE DEL POLLICE:

Questa generazione si contraddistingue per l'uso del nuovo oggetto, usato "in principio", per la comunicazione telefonica: il CELLULARE.
Di ogni forma, misura e colore (assimilabile anche a forme falliche) il cellulare è entrato prepotentemente nelle nostre case, nella nostra vita quotidiana, scandondone inevitabilmente i ritmi da questo dettati.
Gli ultimi "gioielli" (ma allora posso regalare un cell. di fidanzamento?) possiedono qualsiasi gadget: bluetooth, raggi infrarossi, raggi fotonici e gamma, fotocamere, videocamere, mini-computer, suonerie spaziali dove sembra che dentro ci sia la royal philharmonic orchestra, ormai manca solo che facciano pollo, pizzette e si puliscano da loro.
Chissà mai il perchè nei treni e, più in generale, in tutti i luoghi pubblici dove c'è da aspettare e/o si è forzatamente bloccati, appaiono dal nulla giovani neofiti che per decidere quale gingle mettere sul cell. devono farlo sapere a tutti, trapanando i timpani con 20 ore di musichette idiote tenute ad un volume assurdo.
La particolarità che più contraddistingue questa "specie" è l'assoluta mancanza di regole per l'uso "normale" che si dovrebbe farne. Tutti che chiamano ovunque e chiunque a tutte le ore senza ritegno, infatti oggi non esiste più nel vademecum la frase :«"E' maleducazione telefonare a casa della gente dopo le 21:00"».
Che dire poi sulla memoria cerebrale utilizzata dal cellular-man: equivale a zero, tutto viene immagazzinato sul cellulare e a lui viene riposta la sua vita, salvo poi entrare in panico totale quando la batteria si scarica e (tra l'altro) neanche più i bar posseggono un elenco telefonico: uno perchè è ormai divenuto quasi inutile e due perchè non sarebbe in grado di decifrarne il contenuto.
Oltre a distruggere le funzioni mnemoniche, ha soprattutto effetti indelebili sull'uso corrente della lingua italiana: dapprima con l'avvento degli sms (Short Message Servise) dove in 10 lettere riescono a trascrivere "guerra e pace"; poi con gli mms (Multimedia Messaging Service) dove le 10 lettere di cui prima sono state sostituite da una figura; questo proprio mi fa provare una tristezza, per una sensazione di povertà di comunicazione, assoluta.
[PICCOLO FUORI TEMA 2:..per poi parlare delle nuove consolle per giocare (vedere) a quei nuovi giochi a 5 trilioni di colori e penta-dimensionali dove il joystick è stato sostituito dal PAD: una specie di panino schiacciato con 752 tasti in 12mmq di spazio iper-tecnologico che vibra pure (anche qui genere hard)..].
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Sono felice di essere nato ed aver vissuto metà della mia vita tra la generazione dell'indice e gli ultimi 9-10 anni in questa nuova era, dove però non la rinnego per partito preso.
Una motivazione su tutte è data dalla semplicità che il cellulare ha avuto nel sopperire a taluni problemi (si può chiamare da qualsiasi luogo, ottimo per le emergenze), ma soprattutto perchè cerco sempre di gestirlo con quell'esperienza che mi ha dato la precedente, non facendomi traviare più del dovuto con l'inutilità del 99% delle cazzate che gravitano intorno a quell'1% di veramente utile.
Che scrivere ancora, per concludere questa mia riflessione, se non citare una frase del sommo poeta: "..ai posteri l'ardua sentenza..".